Il sogno di Facundo

Mentre sulla sua Harley Springer bobber macinava chilometri sulla via del ritorno, Facundo Falcó aveva un’idea fissa in testa: per la sua prossima partecipazione al Wheels & Waves avrebbe dovuto creare un “ferro” davvero speciale. Voleva qualcosa di estremamente curato che, allo stesso tempo, potesse stupire per la sua semplicità. Alla seconda sosta per il rifornimento, a un paio d’ore dalle montagne dietro Barcellona, il concept era già delineato: una moto da accendere solo con il kickstarter, leggera e agile, perfetta per gli sterrati polverosi ma a suo agio anche in città. Un’estetica contaminata dalle suggestioni dei suoi viaggi solitari nel Nord Africa.

È nata così, durante quel ritorno da Biarritz, l’idea di trasformare una Honda XR in una scrambler essenziale. Parliamo di una base tecnica leggendaria: una delle monocilindriche enduro più longeve e apprezzate tra gli anni ’80 e l’inizio del nuovo millennio. Solida e tuttofare, nata per i grandi spazi americani, la XR è sempre stata in grado di cavarsela con onore anche sulle nostre mulattiere, nonostante il peso e la potenza la vedessero via via svantaggiata rispetto alle moderne specialistiche. Senza dimenticare la sua costante presenza nei primi grandi rally africani, dove rappresentava una tra le scelte più affidabili per i piloti privati.

Partendo da una XR 600 del ’98, Facundo ha lavorato nel garage di casa durante i weekend invernali, spalleggiato dal fratello maggiore Guillermo. In soli tre mesi la visione ha preso forma. La monocilindrica giapponese si è prestata egregiamente a un’opera di radicale “dimagrimento”: motore massiccio ma compatto dall’erogazione generosa con serbatoio dell’olio integrato nel trave superiore del telaio, avviamento a pedale old-school, assenza di batteria sono i punti di forza che hanno permesso di ridurre l’impianto elettrico a pochi fili essenziali.

Le finiture più accurate sono opera di Guillermo, un vero maestro nel tagliare, molare, saldare e piegare il metallo. Per entrambi i fratelli, le motociclette e le auto classiche sono pura passione; la loro rimessa di famiglia è un tempio della meccanica che ospita Triumph, Vincent, Ariel, BSA, Scott e Sunbeam, oltre a pezzi pregiati come Porsche e Jaguar d’epoca. Facundo, chirurgo dentista di professione, è un autentico cultore del fashion vintage: il suo amore per il design, l’architettura e la fotografia è riassunto nel brand Elegant-Apparatus, un marchio personale presente sui social che riflette il suo stile estetico.

La moto è uscita da questa fucina di passione, costruita recuperando componenti di pregio dagli angoli più bui del magazzino di casa. Per mantenere un legame con il DNA Honda, Facundo ha scelto un serbatoio anni ’70 acquistato su eBay, mentre il telaio originale è stato reinterpretato nel sottosella: qui i tubi sono stati modellati con linee sinuose che richiamano le onde dell’Oceano Atlantico della costa basca.

L’estetica è pulita e senza tempo grazie a soluzioni ingegnose. Il manubrio anni Sessanta di derivazione Triumph mantiene un design essenziale poiché la pompa del freno originale è stata nascosta sotto il serbatoio e collegata con un classico filo, mantenendo intatta la linea delle leve. Il mix di componenti è sorprendente: il faro anteriore arriva da una Harley-Davidson Street Bob, mentre i parafanghi appartengono a una Velocette del 1938. I collettori di scarico in acciaio sono stati modellati a mano con un passaggio inferiore molto aderente, così come la sella, sotto la quale è stato ricavato un pratico vano portaoggetti. Per quanto riguarda la ciclistica, pur mantenendo i componenti originali sottoposti a un completo maquillage estetico, la ruota anteriore è passata da 21 a 18 pollici; entrambi i cerchi sono ora Akront da 18” e calzano pneumatici Dunlop TW a mescola dura.

Un dettaglio curioso che desta non poca invidia: le norme di circolazione locali hanno permesso di montare una targa di dimensioni ridotte pur rimanendo assolutamente street-legal; una soluzione vantaggiosa per l’estetica che, come spiega Facundo, è concessa alle moto con immatricolazione enduro per motivi di praticità.

Alla fine, da quel sogno fatto lungo la strada, è uscito il ferro che Facundo immaginava. Ma la verità è che, nonostante sia sinceramente innamorato di questa moto, non l’ha ancora portata a Biarritz. Ci è andato con altre sue creazioni, ma chissà che un giorno non tocchi a lei. Nel frattempo, in officina ci sono già nuovi progetti pronti a prendere vita: una Benelli Tornado del ’72 e una Yamaha XV 750 destinate a diventare cafe racer, e una Triumph Bonneville T120R del 1972 che si trasformerà in una funky scrambler.

  • Testo di Massimo Tamburelli
  • Foto courtesy Elegant-Apparatus
  • Rivisitazione di quanto pubblicato su FERRO MAGAZINE nell’anno 2011