Super Cooper Racer Mr.Martini

Non è la solita preparazione, è uno strip tease mozzafiato …

Della Adventurer c’è solo quel che serve, ma ciò che resta è sufficiente per farci battere forte il cuore! Quando abbiamo visto la Super Cooper Racer 900 ci siamo subito giocati con il legnetto più corto il turno di chi ci sarebbe saltato sopra per primo: morbida ammaliatrice di forme giunoniche, la Triumph di Nicola e Marco di Numero Tre Verona ci ha fatto subito correre con la mente a quelle serene smanettate di un tempo, col gas pronto all’uscita dei tornanti di montagna, volando circondati da alberi, prati verdi, e qualche balla di paglia qua è là, giusto per dire che ogni tanto pensiamo alla nostra pellaccia. Si, questa bella motorona ci porta ad immaginare qualche esuberanza, pur senza vantare le superpotenze delle sportive attuali.

Il terminale della nuova Triumph turchese è stato confezionato di proposito dalla Shark per questa applicazione. Per realizzare questo alleggerimento tecnico-estetico della parte posteriore, è stata tolta la parte finale del telaietto reggisella; il fanalino rosso è stato applicato a due dita dal corto sellino. Quanto alla targa, se dovesse servi un posticino, si può trovare sotto il bombardone. Naturalmente questa trasformazione radicale non lascia incertezze sulla totale vocazione monoposto d’altronde una moto così bisogna godersela in perfetta solitudine! Come ogni racing retrò cattivella, ispirata alle vecchie moto da corsa, la Cooper ha dovuto rinunciare completamente ad entrambi i parafanghi: l’effetto è magnifico. In caso di pioggia, però, solo il tubone posteriore potrà ripararci un poco dalla penna d’acqua sollevata dalle ruote; per l’anteriore non ci sarà nulla da fare, la doccia è garantita! Non sorprendetevi se, quando ormai il sole sarà tornato a splendere, il suo pilota continuerà a godere per numerosi chilometri di uno speciale effetto idromassaggio, particolarmente stimolante con caschetto aperto…

Se il lavoro dei nostri amici ha un carattere essenzialmente estetico, anche la ciclistica è oggetto di un grande lavoro di adattamento, pur restando in casa Triumph per pescare nella componentistica più tecnica di modelli recenti. La forcella fa parte dei gioielli di famiglia, viene infatti prelevata da una Baby Speed, salvo poi effettuare un accurato lavoro di messa a punto; l’ammortizzatore posteriore originale è stato fissato con una staffa più lunga, così il bel retrotreno si spinge ancora più in su, e si ottiene l’effetto estetico e pratico di caricare pesantemente l’avantreno. Le ruote a raggi lasciano il posto a due cerchi in lega da 17 pollici, anche in questo caso di provenienza Speed Four; calzano però una coppia di gomme rain da pista. Per frenare la muscolosa Cooper, sono stati messi piazzati anteriormente due dischi da 320 millimetri, su cui agiscono una coppia di pinze Triumph comandate da una pompa radiale. Anche il motore è stato messo a punto nei minimi dettagli, pur senza grandi stravolgimenti. Il cambio a cinque marce è stato sostituito con quello a sei rapporti, fornito in kit dalla Triumph. L’aspirazione è stata rivista con l’applicazione di un kit KN che lascia in bella vista i filtroni in carta. Se l’inconfondibile rombo rauco del tre cilindri inglese emoziona alla prima sgasata, la stessa posizione in sella della Cooper regala subito tante emozioni: i due semimanubri fissati in basso sugli steli, unitamente alle leggere pedane arretrate e rialzate, vi dispongono subito in posizione d’attacco! Davanti al naso, appena sopra il nastro d’asfalto che vi si srotolerà davanti, svetta solo soletto il contagiri classico, ricavato dalla strumentazione originale e piazzato al centro. Abbracciati così alla bella ragazzona inglese, la tentazione si fa forte… Ma non innamoratevene troppo, perché Nicola e Marco sono molto gelosi della loro bionda dal vestito turchese!

  • Testo di Massimo Tamburelli
  • Foto Max Trono
  • Pubblicato nell’anno 2010 sulla rivista RACER